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Attualità

Conferma dell’iscrizione del Bisfenolo A come sostanza estremamente problematica a causa delle sue proprietà tossiche per la riproduzione

Il Bisfenolo A è una sostanza utilizzata, in particolare, come sostanza intermedia nella fabbricazione di polimeri. È inoltre utilizzato a fini non intermedi per la fabbricazione di carta termica. Il 19 luglio 2016, la Commissione ha adottato un regolamentonel quale il Bisfenolo A è stato classificato come sostanza tossica per la riproduzione.

Conformemente al procedimento in materia, l'Agenzia nazionale per la sicurezza sanitaria dell'alimentazione, dell'ambiente e del lavoro (ANSES) (Francia) ha presentato all’Agenziaeuropea per le sostanze chimiche (ECHA) un fascicolo concernente il Bisfenolo A, nel quale è indicato che tale sostanza è utilizzata a fini non intermedi, ma che non si tratta del suo unico utilizzo. Dopo essersi riunito, il comitato degli Stati membri dell’ECHA ha deciso all’unanimità diclassificare il Bisfenolo A come sostanza estremamente problematica che soddisfa i criterienunciati all’articolo 57, lettera c), del regolamento REACH2. Il 4 gennaio 2017, il direttore esecutivo dell’ECHA ha adottato una decisione che iscrive il Bisfenolo A nell’elenco delle sostanzeche potrebbero essere incluse nell’elenco delle sostanze soggette ad autorizzazione di cuiall’articolo 59, paragrafo 1, del regolamento REACH.

L’associazione PlasticsEurope rappresenta gli interessi di fabbricanti e di importatori di prodotti in plastica nell’Unione e, in particolare, di quattro società che operano nella commercializzazione del Bisfenolo A. Secondo tale associazione, adottando la decisione del 4 gennaio 2017, senzaescludere esplicitamente gli usi intermedi dall’iscrizione del Bisfenolo A nell’elenco delle sostanzecandidate, l’ECHA ha violato le disposizioni del regolamento REACH. Essa contesta allECHA di aver violato il principio di proporzionalità e di aver commesso un errore manifesto di valutazione non avendo tenuto conto di informazioni relative agli usi intermedi del Bisfenolo A. Pertanto, essa ha proposto un ricorso di annullamento dinanzi al Tribunale dell’Unione europea contro ladecisione del direttore esecutivo dell’ECHA del 4 gennaio 2017.

Nella sua sentenza odierna, il Tribunale ricorda che una sostanza utilizzata come sostanza intermedia isolata in sito o come sostanza intermedia isolata trasportata non è automaticamente esclusa dall’ambito di applicazione dell’insieme delle disposizioni del regolamento REACH. Pertanto, una sostanza del genere non è esentata dalla procedura di identificazione prevista da tale regolamento. Infatti, l’esenzione di cui all’articolo 2, paragrafo 8, lettera b), del regolamento REACH concerne la sola procedura di autorizzazione. Per contro, il regolamento non osta a che una sostanza possa essere identificata come estremamente problematica, e ciò anche qualora 

essa sia utilizzata unicamente come sostanza intermedia isolata in sito o come sostanza intermedia isolata trasportata.

Inoltre, il Tribunale precisa che l’ECHA non era in alcun modo obbligata ad inserire nell’«elenco delle sostanze candidate» un’indicazione esplicita del fatto che l’inclusione del Bisfenolo A in tale elenco non riguardava gli usi intermedi.

Il Tribunale sottolinea che uno degli obiettivi dell’elenco delle sostanze candidate è quello di fissare obblighi di condivisione di informazioni sulle sostanze estremamente problematiche all’interno dellacatena di approvvigionamento e con i consumatori. L’identificazione di una sostanza come sostanza estremamente problematica ha lo scopo di migliorare l’informazione del pubblico e dei professionisti sui rischi e sui pericoli che essa comporta. Pertanto, il Tribunale considera che ladecisione impugnata è in linea con l’obiettivo di condividere le informazioni sulle sostanze estremamente problematiche all’interno della catena di approvvigionamento e con i consumatori. Esso constata che gli effetti giuridici di tale decisione non vanno al di là di quanto è appropriato e necessario per conseguire detto scopo.

Infine, il Tribunale rileva che l’uso di una sostanza come sostanza intermedia è irrilevante, in quanto l’informazione relativa a detto uso non riguarda le proprietà intrinseche di tale sostanza, mentre l’identificazione e l’inclusione di una sostanza nell’elenco delle sostanze candidate sonoeffettuate unicamente sulla base delle proprietà intrinseche di una sostanza e non sulla base dei suoi usi.

Il Tribunale, pertanto, respinge interamente il ricorso.

Regolamentazione televisiva nella UE

Uno Stato membro può, per motivi di ordine pubblico quali la lotta contro l’incitamento all’odio, imporre l’obbligo di trasmettere o ritrasmettere temporaneamente un canale televisivo proveniente da un altro Stato membro solo in pacchetti a pagamento.

La Baltic Media Alliance Ltd (in prosieguo: la «BMA»), società registrata nel Regno Unito, distribuisce il canale televisivo NTV Mir Lithuania, canale destinato al pubblico lituano e la cui parte essenziale dei programmi è in lingua russa. Il 18 maggio 2016 la Commissione radiotelevisiva della Lituania (in prosieguo: la «LRTK») ha adottato, conformemente alla normativa lituana, una misura che, per un periodo di dodici mesi, impone agli operatori che distribuiscono via cavo o via Internet canali televisivi ai consumatori lituani di trasmettere il canale NTV Mir Lithuania solo in pacchetti a pagamento. La decisione era basata sul fatto che un programma trasmesso il 15 aprile 2016 sul canale in questione presentava contenuti che incitavano all’ostilità e all’odio fondati sullanazionalità nei confronti dei paesi baltici.

La BMA ha proposto dinanzi al Vilniaus apygardos administracinis teismas (Tribunale amministrativo regionale di Vilnius, Lituania) una domanda di annullamento della decisione del 18 maggio 2016 sostenendo, in particolare, che tale decisione è stata adottata in violazione della direttiva sui «servizi di media audiovisivi» 1, la quale impone agli Stati membri di garantire la libertà di ricezione e di non ostacolare la ritrasmissione nel loro territorio di programmi televisivi provenienti da altri Stati membri per motivi quali le misure contro l’incitamento all’odio. Tale giudice chiede alla Corte di giustizia se una decisione come quella adottata dalla LRTK rientri nell’ambitodi tale direttiva.

Esaminando i termini, gli obiettivi, il contesto e la genesi della direttiva, nonché tenendo conto della giurisprudenza pertinente, la Corte constata che non costituisce un ostacolo ai sensi dell’articolo 3,paragrafo 1, di tale direttiva una misura nazionale che, in maniera generale, persegue un obiettivo di ordine pubblico e disciplina le modalità di distribuzione di un canale televisivo ai consumatori dello Stato membro di ricezione, dal momento che simili modalità non impediscono la ritrasmissione propriamente detta di tale canale. Una misura di tal genere non istituisce, infatti, un secondo controllo della trasmissione del canale in questione oltre a quello che lo Stato membro di emissione è tenuto a effettuare.

Per quanto riguarda la misura in questione, la Corte sottolinea che dalle osservazioni della LRTK e del governo lituano risulta che, al fine di tutelare la sicurezza dello spazio dell’informazione lituanononché di garantire e preservare l’interesse pubblico a una corretta informazione, consideratal’influenza particolarmente significativa della televisione sulla formazione dell’opinione pubblica, con l’adozione della legge lituana sull’informazione della società – sulla cui base è stata adottata la decisione del 18 maggio 2016 – il legislatore lituano intendeva contrastare la diffusione attiva di contenuti che screditano lo Stato lituano e ne minacciano la qualità di Stato. Tra i contenuti previsti 

da tale legge figurano i contenuti che invitano a rovesciare con la forza l’ordine costituzionalelituano, incitano a minare la sovranità della Repubblica di Lituania, la sua integrità territoriale e la sua indipendenza politica, consistono in propaganda bellica, incitano alla guerra o all’odio, alridicolo o al disprezzo, incoraggiano la discriminazione, la violenza o le rappresaglie fisiche contro un gruppo di persone o contro un membro di tale gruppo in ragione, in particolare, della sua nazionalità.

Nelle sue osservazioni, la LRTK ha precisato che la decisione del 18 maggio 2016 è stata adottata sulla base del rilievo che uno dei programmi trasmessi sul canale NTV Mir Lithuania presentava informazione false e che incitano all’ostilità e all’odio fondati sulla nazionalità nei confronti dei paesibaltici, riguardanti la collaborazione di lituani e lettoni nell’ambito dell’Olocausto e la politica internadei paesi baltici asseritamente nazionalista e neofascista, politica che avrebbe costituito una minaccia per la minoranza russa residente nel territorio di tali paesi. Tale programma si rivolgeva, secondo la LRTK, in maniera mirata alla minoranza russofona della Lituania ed era finalizzato, mediante diverse tecniche di propaganda, a influenzare, in maniera negativa e suggestiva,l’opinione di detto gruppo sociale sulla politica interna ed estera della Lituania, dell’Estonia e della Lettonia, ad accentuare la divisione e la polarizzazione della società, a sottolineare la tensionecreata all’interno di detta regione dell’Europa orientale dai paesi occidentali e il ruolo di vittima della Federazione russa.

Su tale base, si deve ritenere che una misura come quella di cui trattasi persegua, in maniera generale, un obiettivo di ordine pubblico.

Inoltre, la LRTK e il governo lituano hanno precisato nelle loro osservazioni che la decisione del 18 maggio 2016 disciplina unicamente le modalità di distribuzione di NTV Mir Lithuania ai consumatori lituani. Allo stesso tempo, è pacifico che la decisione del 18 maggio 2016 non sospende o non vieta la ritrasmissione di questo medesimo canale nel territorio lituano, poiché tale canale, nonostante detta decisione, può continuare ad essere legalmente diffuso in tale territorio e i consumatori lituani possono continuare ad accedervi, purché sottoscrivano un pacchetto a pagamento.

Di conseguenza, una misura come quella in questione non impedisce la ritrasmissione propriamente detta, nel territorio dello Stato membro di ricezione, delle trasmissioni televisive del canale televisivo, oggetto di tale misura, provenienti da un altro Stato membro. La Corte conclude pertanto nel senso che una simile misura non rientranell’ambito della direttiva.

È contraria al diritto dell’Unione la legislazione greca che vieta a un monaco in possesso della qualifica di avvocato in un altro Stato membro di iscriversi all’albo degli avvocati a causa dell’incompatibilità tra il suo status di monaco e la professione

Il 12 giugno 2015, Monachos Eirinaios (il monaco Ireneo), un monaco del monastero di Petra, sito in Karditsa (Grecia) ha presentato, presso il Dikigorikos Syllogos Athinon (DSA, consigliodell‘ordine degli avvocati di Atene, Grecia) una domanda di iscrizione nel registro speciale del Foro di Atene in qualità di avvocato che ha acquisito tale qualifica professionale in un altro Stato membro, ossia a Cipro. Il DSA ha respinto tale domanda in base alle disposizioni nazionali relativeall‘incompatibilità tra l‘esercizio della professione di avvocato e lo status di monaco, ritenendo che tali disposizioni si applichino anche agli avvocati che desiderino esercitare la professione forense in Grecia utilizzando il loro titolo professionale di origine. Il monaco Ireneo ha impugnato tale decisione dinanzi al Symvoulio tis Epikrateias (Consiglio di Stato, Grecia).

È in tale contesto che il Symvoulio tis Epikrateias ha chiesto alla Corte di giustizia se sia conformeal diritto dell‘Unione il divieto di iscrivere un monaco della Chiesa di Grecia quale avvocato nel registro dellautorità competente di uno Stato membro diverso da quello in cui è stata acquisita la qualifica, per esercitare ivi la professione di avvocato usando il suo titolo professionale di origine.

Con la sua odierna sentenza, la Corte interpreta la direttiva 98/5/CE, che ha lo scopo di facilitarel’esercizio permanente della professione di avvocato, come libero professionista o come lavoratoresubordinato, in uno Stato membro diverso da quello nel quale è stata acquisita la qualifica professionale. La Corte ricorda che la direttiva istituisce una procedura di reciproco riconoscimento dei titoli professionali degli avvocati migranti che desiderino esercitare la professione utilizzando il titolo ottenuto nello Stato membro di origine, armonizzandocompiutamente i requisiti preliminari richiesti per l’uso del diritto di stabilimento che essaattribuisce.

Ebbene, la Corte ha già dichiarato che la presentazione, all’autorità competente dello Statomembro ospitante, di un attestato di iscrizione presso l’autorità competente dello Stato membro di origine risulta l’unica condizione alla quale dev’essere subordinata l’iscrizione dell’interessato nello Stato membro ospitante che gli consenta di esercitare la professione, in quest’ultimo Stato membro, utilizzando il suo titolo professionale di origine. Il legislatorenazionale non può aggiungere altre condizioni a quelle preliminarmente richieste per l’iscrizione presso l’autorità competente dello Stato membro ospitante. Infatti, occorre distinguere, da un lato,l’iscrizione presso l’autorità competente dello Stato membro ospitante, la quale è soggetta all’unica condizione della presentazione di un attestato di iscrizione presso l’autorità competente dello Stato membro d’origine, e, dall’altro, l’esercizio stesso della professione di avvocato nello Stato membro ospitante, all’atto del quale detto avvocato è soggetto alle norme professionali e deontologicheapplicabili nel medesimo Stato membro.

La Corte giudica che le norme professionali e deontologiche, contrariamente a quelle vertenti sui requisiti preliminari richiesti per l’iscrizione, non sono state oggetto di armonizzazione e, pertanto, possono divergere considerevolmente tra lo Stato membro di origine e lo Stato membro ospitante. A tal proposito, la Corte ricorda che è concesso al legislatore nazionale prevedere garanzie siffatte purché le norme stabilite a tal fine non eccedano quanto necessario al conseguimento degli obiettivi perseguiti.

Tuttavia, la Corte sottolinea che le norme professionali e deontologiche applicabili nello Statomembro ospitante, per essere conformi al diritto dell’Unione, devono rispettare,segnatamente, il principio di proporzionalità, il che implica che esse non eccedano quanto necessario al raggiungimento degli obiettivi perseguiti. Spetta al Symvoulio tis Epikrateias procedere alle verifiche necessarie per quanto concerne la regola di incompatibilità in questione.

La Corte conclude che la direttiva osta a una legislazione nazionale che vieta a un monaco in possesso della qualifica di avvocato, iscritto quale avvocato presso l’autorità competentedello Stato membro di origine, di iscriversi presso l’autorità competente dello Stato membro ospitante al fine di esercitare ivi la sua professione utilizzando il suo titolo professionale di origine.

 

Svizzera: Confederazione e Cantoni lanciano un’app per il voto.

https://www.svizzeri.ch/2019/01/15/svizzera-confederazione-e-cantoni-lanciano-unapp-per-il-voto/

Scambio automatico di informazioni

 

In breve

Con l’ausilio dello standard globale per lo scambio automatico di informazioni finanziarie a fini fiscali si intende migliorare la trasparenza fiscale e quindi impedire l’evasione fiscale transfrontaliera. Per poter attuare lo scambio automatico di informazioni la Svizzera ha dovuto creare le basi giuridiche necessarie, che il Parlamento ha approvato nella sessione invernale 2015. Esse sono entrate in vigore il 1° gennaio 2017. Nell’autunno 2018 la Svizzera scambierà con l’UE (Gibilterra compresa) e con altri nove Stati e territori per la prima volta le informazioni relative ai conti.

 

 

 

https://www.efd.admin.ch/efd/it/home/themen/wirtschaft--waehrung--finanzplatz/finanzmarktpolitik/scambio-automatico-di-informazioni/fb-AIA.htmlcam

 http://www.wallstreetitalia.com/scambio-automatico-di-informazioni-contribuenti-sono-veramente-preparati/

 

 

“Una giustizia penale a misura di minore” tenuto da Cécile Nosal

Nel contesto italiano al 15 marzo 2017 circa 19.400 ragazzi erano in carico agli Uffici di Servizio Sociale per i Minorenni per reati contro il patrimonio, 10.000 erano coinvolti in reati contro la persona e 4.000 erano reati legati agli stupefacenti.

La buona notizia è che l’impegno per la costruzione di una giustizia con al centro ciascun ragazzo dà risultati positivi: sia in Italia che in Svizzera circa il 70% dei minori coinvolti nel circuito penale non è recidivo. Ciò significa che l’impegno per dare una risposta istituzionale più vicina al concetto di cura – intesa come interessamento e attenzione oltre che, se necessario, come terapia – che a quello di punizione garantisce non solo un futuro migliore per i ragazzi coinvolti, ma anche una società più sicura.

Cécile Nosal é nata a Roma, di origini svizzere. Nel luglio 2016 ha conseguito con lode la Laurea in giurisprudenza presso l’Università LUISS Guido Carli, discutendo una tesi in diritto penale comparato dal titolo “Le alternative alla detenzione nei confronti dei minorenni autori di reato. Analisi comparata tra ordinamento italiano e alcune realtà cantonali della Svizzera francofona”.

Tra agosto e ottobre 2016 ha approfondito lo studio del diritto minorile con uno stage presso la Juvenile Court di Denver, in Colorado (USA).

Rientrata in Italia a novembre del 2016, ha svolto un tirocinio formativo presso il Tribunale di Milano (sezione reati economici, tributari e fallimentari) e nel dicembre del 2017 ha concluso un Master di II livello in Diritto Penale d’Impresa presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.


Fonte: Circolo Svizzero

Svizzera: consultazione, revisione dell’ordinanza sul nucleare

Revisione parziale delle ordinanze sull’energia nucleare, sulla messa fuori servizio e sulle ipotesi di pericolo, sulla radioprotezione e sulla responsabilità civile in materia di impianti nucleari.

Scade oggi 17 aprile il termine della procedura di consultazione, avviata dal Consiglio federale nella seduta del 10 gennaio 2018, relativa alla revisione parziale di alcune ordinanze riguardanti la sicurezza degli impianti nucleari e sulla protezione e tutela della popolazione e dell’ambiente non ancora entrate in vigore.

Scopo della revisione è disciplinare attraverso norme più chiare l’analisi degli incidenti, la messa fuori servizio temporanea di centrali nucleari e lo stoccaggio delle scorie radioattive provenienti da impianti nucleari.

Gli esercenti delle centrali nucleari devono dimostrare, tramite l’analisi dei rischi, che i propri impianti sono sicuri anche in caso di incidente. Debbono fornire all’Ispettorato federale della sicurezza nucleare (IFSN) la prova che gli impianti da loro gestiti, sono messi in sicurezza contro possibili incidenti e che, in caso di evento, non vi sia il rilascio consistente di sostanze radioattive.

Per le disposizioni riguardanti le prove sulla sicurezza, si è introdotto, nel testo dell’ordinanza, un distinguo tra gli incidenti dovuti a cause naturali e quelli riconducibili a cause tecniche. “Mentre gli incidenti tecnici sono caratterizzati da un’unica e ben definita probabilità di accadimento, nel caso degli incidenti dovuti a cause naturali la probabilità è legata alla gravità dell’evento. Per questo motivo, anche in futuro, nel caso di incidenti tecnici si continuerà ad applicare le categorie definite dall’ordinanza sulla radioprotezione.

Nel quadro della revisione, viene stabilito che, indipendentemente dal tipo di incidente, la centrale coinvolta va messa fuori servizio immediatamente e a titolo temporaneo, per poi essere riequipaggiata, se nel caso di incidente di progettazione non può essere rispettato il valore limite di dose. Se sono rispettati i valori limite di dose (compresi tra 0,3 e 1 mSv) delle categorie più basse, la centrale non deve essere messa immediatamente fuori servizio ma deve essere riequipaggiata. Questi valori sono inferiori rispetto alla radiazione naturale annuale in Svizzera.Le nove disposizioni entreranno in vigore il 1 gennaio del 2019.

Fonte : Circolo Svizzero. Svizzeri.ch

Svizzera: fine del segreto bancario in fiscalità per gli stranieri dal 1 ° gennaio 2018

Il 15 luglio 2014 il Consiglio dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) ha adottato il nuovo standard globale per lo scambio automatico di informazioni finanziarie a fini fiscali. Finora circa 100 Stati, tra cui tutti gli importanti centri finanziari come pure la Svizzera, si sono pronunciati a favore della ripresa dello standard.

Lo standard prevede che determinate banche, veicoli di investimento collettivo e società di assicurazione raccolgano informazioni finanziarie sui clienti fiscalmente residenti all’estero. Tali informazioni comprendono tutti i tipi di reddito da capitale e il saldo dei conti.

Esse vengono trasmesse all’Amministrazione federale delle contribuzioni (AFC), che a sua volta le trasmette alle autorità fiscali estere competenti per il cliente. Questa trasparenza mira a impedire che vengano occultati all’estero capitali finanziari sottratti al fisco.

La Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali (SFI) è responsabile del coordinamento e della gestione strategica nelle questioni finanziare e fiscali internazionali. La lista degli Stati partner con cui la Svizzera ha sottoscritto un accordo che prevede l'introduzione dello scambio automatico di informazioni si trova perciò sul sito Internet della SFI. L’AFC è responsabile dell’applicazione dello scambio automatico di informazioni.

Le basi legali per l’applicazione dello scambio automatico di informazioni in Svizzera sono entrate in vigore il 1° gennaio 2017, di modo che dal 2017 vengano raccolti i dati e che nel 2018 si scambino le prime informazioni.

Fonte : https://www.estv.admin.ch/estv/it/home/internationales-steuerrecht/fachinformationen/aia.html

Il nuovo diritto in materia di mantenimento del figlio entra in vigore a gennaio 2017

Berna, 04.11.2015 - In futuro i figli di genitori non sposati avranno gli stessi diritti di quelli delle coppie sposate. Mercoledì il Consiglio federale ha deciso che la pertinente modifica del Codice civile entri in vigore il 1° gennaio 2017. Le disposizioni sui provvedimenti per tutelare gli averi di previdenza in caso di inadempienza dell’obbligo di mantenimento e l’ordinanza sull’aiuto all’incasso entreranno in vigore successivamente.

Il nuovo diritto in materia di mantenimento elimina le discriminazioni tra i figli nati fuori o nel matrimonio. Secondo il diritto vigente i figli di genitori non sposati sono svantaggiati. In futuro, al momento di fissare il contributo di mantenimento del figlio, si terrà conto dei costi sostenuti dal genitore per la cura della prole.

Con il nuovo ordinamento il mantenimento del figlio minorenne avrà la priorità sugli altri obblighi analoghi previsti dal diritto di famiglia. Infine, quando si tratterà di decidere in merito alla custodia, il giudice potrà prendere in considerazione la custodia alternata in caso di esercizio congiunto dell'autorità parentale e su istanza di un genitore o del figlio.

Seguiranno l'aiuto all'incasso uniforme e i provvedimenti per tutelare la previdenza

Per garantire che un figlio riceva effettivamente i contributi di mantenimento che gli spettano, le nuove disposizioni assegnano al Consiglio federale la competenza di definire a livello federale le prestazioni di aiuto all'incasso sia nel diritto del divorzio sia nel diritto in materia di mantenimento del figlio. L'Esecutivo emanerà un'ordinanza volta a garantire un aiuto all'incasso uniforme per i contributi di mantenimento. Inoltre, in futuro, nessuno potrà più farsi versare il capitale previdenziale e al contempo sottrarsi ai propri obblighi di mantenimento. I servizi di aiuto all'incasso potranno segnalare alle casse pensioni e agli istituti di libero passaggio coloro che eludono tale obbligo e a loro volta le casse pensioni e gli istituti di libero passaggio saranno tenuti a informare tali servizi senza indugio quando ricevono una richiesta di versamento del capitale previdenziale. Affinché questi obblighi di segnalazione possano essere correttamente attuati, il Consiglio federale dovrà precisare determinati aspetti al momento di redigere l'ordinanza sull'aiuto all'incasso. Per non rimandare l'intera revisione, le disposizioni corrispondenti e l'ordinanza sull'aiuto all'incasso entreranno in vigore più tardi.

Seconda parte della revisione del Codice civile

Il 20 marzo 2015 il Parlamento aveva adottato la revisione del mantenimento del figlio e il termine di referendum è scaduto, inutilizzato, il 9 luglio 2015. La nuova normativa sul diritto di mantenimento costituisce la seconda fase della riforma legislativa relativa alla responsabilità genitoriale e mette al centro il bene del figlio. La prima fase, ossia la revisione del diritto in materia di autorità parentale, è entrata in vigore il 1° luglio 2014.

 

Fonte: UFFicio Federale di giustizia  (Svizzera)

Pronuncia del Tribunale di primo grado di Atene "blocca" il tasso di cambio sui prestiti in franchi svizzeri.

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 La prima sentenza in favore dei mutuatari di prestiti in franchi svizzeri è stata pubblicata di recente dal Tribunale di primo grado di Atene in composizione collegiale ed ha contribuito ad intensificare il conflitto tra i mutuatari di prestito e i loro creditori bancari.

Secondo il tribunale, con sentenza n. 334/2016, la Banca ha l'obbligo di accettare pagamenti in rate mensili nonché l'adempimento parziale o totale dei prestiti in franchi svizzeri sulla base del tasso di cambio della valuta in vigore alla data di conclusione dei relativi contratti di finanziamento e non sulla base del tasso di cambio al giorno del pagamento.

Ciò produce una drammatica differenza perché la maggior parte delle valute, tra cui l'euro, sono stati fortemente svalutati rispetto al franco svizzero nel corso degli ultimi anni.

In particolare, il Tribunale di primo grado ha stabilito quanto segue:

  •          La Banca ha l'obbligo di includere tutti gli interessi delle rate e dei pagamenti effettuati dai mutuatari dei prestiti in base al tasso di cambio valido durante il periodo di erogazione del mutuo.
  • L'istituto di credito ha l'obbligo di accettare il pagamento parziale o totale delle rate o l'intero importo dei prestiti in franchi svizzeri sulla base del cambio valuta in vigore al momento del pagamento del prestito.
  • In caso di denuncia del contratto di mutuo, la banca non deve considerare la conversione del prestito in euro sulla base del prezzo di vendita corrente di franchi svizzeri, alla data della denuncia.

Nonostante sia una sentenza pronunciata in primo grado in assenza di esecuzione forzata, questa decisione giudiziaria è un risultato positivo per migliaia di mutuatari di prestito e sarà certamente idonea ad influenzare l'insediamento di oltre 9 miliardi di contratti di finanziamento in franchi svizzeri.

Inoltre, se questo giudizio verrà confermato dalle giurisdizioni superiori costituirà un precedente vincolante per le prossime decisioni su casi simili che potrebbe indurre ad un intervento legislativo o ad una decisione ministeriale per risolvere la questione nel rispetto delle sentenze della Corte.